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Elena Ferrante, parole moleste, oscure e geniali.

Quale scrittrice migliore per combattere la noia del nostro utopistico posto fisso? Elena Ferrante e BuGiArNiNa non ne contempla altr*.
Ma chi è Elena Ferrante? Di lei si sa che è napoletana, ha vissuto per molto tempo all’estero e ha scritto romanzi come L’amore molesto, I Giorni dell’Abbandono, La figlia Oscura, L’amica Geniale. Lei non ha volto, ma solo parole, parole che ti avvelenano gradevolmente la mente. Le sue parole sono veleni benevoli, pericolosamente delicati che si impadroniscono del tuo pensiero, come un vizio tenace ti percuotono desiderandone ogni giorno di più fino a confondere piacere e dolore.
Il piacere di leggere storie di ordinaria femminilità, il piacere di scoprire che Delia, Olga, Leda e Lenù, le protagoniste dei quattro romanzi, confessano le proprie inquietudini e le proprie sicurezze con leale imperfezione. Elena Ferrante restituisce, attraverso la voce delle quattro donne, immaginari e desideri scomodi per una ordinaria vita femminile, verità sgradite ed imbarazzanti da attribuire ad una donna, magari madre, magari figlia e magari adolescente.
Il dolore, invece, di leggere la sottile linea viola che lega le quattro storie e di essere te stessa intrappolata nelle loro vite, capendone i loro abissi, le loro perturbazioni intime e gli squilibri irrazionali ma veri. La cupa solitudine di riconoscere nelle parole della Ferrante le tue cupidigie e le tue fantasie innominabile davanti alle aspettative della ipocrita cultura sociale in cui una donna vive.  L’abbandono intellettuale di nominare anche quelle concupiscenze moleste, oscure o geniali.
In L’Amore Molesto Delia figlia ricostruisce la misteriosa morte della madre, cercando di capire perché la madre l’aveva lasciata ancora bambina nel mondo a giocare da sola con le parole della menzogna, senza misura, senza verità.
Ne I Giorni dell’Abbandono Olga moglie reimpara il passo tranquillo di chi crede di sapere dove sta andando e perché dopo l’abbandono del marito, inoltrandosi nel  complicato schiumoso miscuglio della relazione in coppia.
Ne La Figlia Oscura Leda madre indaga il rapporto madre-figlia nel suo significato più profondo che comprende il rifiuto del legame materno anche per seguire onestamente le ambizioni di una donna non solo madre: lato oscuro di un ruolo troppo spesso affidato alle ragioni fantasiose della natura.
Ne L’Amica Geniale (avviso i/le pazienti che questo romanzo è il primo di una trilogia non ancora pubblicata) Lenù adolescente racconta con spudorato turbamento e godimento la propria storia, quella di un’estranea resa infelice dalla propria estraneità, ripercorrendo attraverso i ricordi della sua amicizia con Lila la propria infanzia e adolescenza.
Il piacere e il dolore di osare in impulsi viscerali, nominarli e abitarli.
Di Elena Ferrante, pseudonimo di una scrittrice di cui sappiamo poco o niente se non dai suoi romanzi e dal suo saggio, La Frantumaglia, nel quale racconta l’esperienza di scrittrice, sappiamo poco o nulla. Navigando qua e là sul web troverete tante congetture sulla sua vera identità. Credo che dare un volto all’autrice di tali romanzi non sia necessario. Trovo inutile la smaniosa rincorsa a mettere insieme indizi e fatti per risolvere quello che viene chiamato il mistero della Ferrante. Dopo avere letto almeno uno dei quattro romanzi prescritti, capirete che sarete soddisfatti dalla sola lettura di Elena Ferrante, la vostra mente sarà appagata dalla sua narrazione  e non vi chiederete più chi è colei che scrive. Vi basterà la linea viola: donne rivoluzionarie che rompono la tradizione delle loro madri, avanzano i loro desideri più reconditi, rompono con gli affetti più profondi e appagano le aspirazioni più nascoste, ma reali.
CATEGORIA LIBRESCA: L’infanzia è una fabbrica di menzogne che durano all’imperfetto. (L’Amore Molesto)
INDICAZIONE TERAPEUTICA: Allora fu solo una tumultuosa sensazione di sconvenienza necessaria, una condizione in cui non si può girare lo sguardo dall’altra parte, non si può allontanare la mano senza riconoscere il proprio turbamento, senza dichiararlo proprio ritraendosi, senza quindi entrare in conflitto con l’imperturbata innocenza di chi ti sta turbando, senza esprimere proprio col rifiuto la violenta emozione che ti sconvolge […]. (L’Amica Geniale). Chi necessita di assumere sconvenienze convenienti per la propria monotonia, quella passionale.
DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE: un romanzo a settimana della Ferrante aiuterà a somministrare tale quantità sproporzionata di corrente istintiva ed emotiva cautamente, per non subire la nostra autentica fragilità apaticamente, ma con normale, sensibile e orgogliosa umoralità.
CONSIGLIO UTILE: […] la musica ha sempre un buon effetto, scioglie i nodi dei nervi stretti intorno alle emozioni. (I Giorni dell’Abbandono). Credo che la discografia completa di Suzanne Vega possa bastarvi per l’intero ciclo di somministrazione.

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Esplorazione GalaKtica 2012

C’era una volta un lago abitato da donne strane, non i soliti cigni ballerini con sembianze da fanciulle, no. Queste sono donne strane, così racconta la gente del luogo. Hanno caschetti viola per capelli, e un elmetto giallo per cappello!

Guardano dritte davanti a loro, volgono il loro sguardo gelido intorno a loro. Avanzano come misteriose creature in avanscoperta per luoghi conosciuti ma mai afferrati. Luoghi e momenti noiosi allo sguardo e al tatto. Zone grigie e tempi insopportabili per le loro sinapsi elettriche e per le loro commozioni neurologiche.

Queste strane creature dai capelli viola sono isolate da molti e amate da molte, perché avanzano decise contro ciò che tedia, molesta e importuna il loro desiderio di piacere per le parole, di godimento per l’arte visiva e di appagamento per l’armonia sonora.

Queste strane creature con elmetti gialli per cappello agiscono e si preparano a scoprire nuovi spazi, mentre il resto della jungla rimane a guardare e a trarre profitto con immaginari distorti e banali su profezie e cataclismi da fine del mondo.

Queste creature dallo sguardo gelido si spingono oltre per scoprire nuovi spazi, si spingeranno in nuove zone sfumate, lentamente alimenteranno inattesi cieli e prossimi universi: esplorazione GaLaKtiCa 2012 spargerà i propri satelliti viola in territorio bolognese.

MadeInWoman è impaziente e pronta a sedurre diversi spazi in altri luoghi con sensoriale movenza interplanetaria bolognese. Caschetto viola, elmetto giallo, parole irresistibili, arte female e ritmo cosmico sono la navicella spaziale per l’avanscoperta del post cataclisma. E tu?

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KinG KonG GirL, Virginie Despentes

Questa volta per BuGiArNiNa la faccenda si complica. Questa BuGiArDiNa sarà assolutamente confusa, disorganica e agitata, si più del solito.

Questa è per tutte coloro che sono cadute in uno stato di calamità catatonica, incapaci di reagire a qualsiasi stimolo. La terapia è per coloro a cui vanno bene le cose come stanno. E’ per coloro che riescono in tutto, perché tutto è già perfetto così come loro vogliono, per coloro  che hanno il necessario per tirarsela, per chi è più vicina a Kate Moss che a King Kong e per quel genere di donna sempre poco in tutto, poco aggressiva, poco irsuta.  Per quelle più desiderabili che desiderose. E sì, la Despentes scrive per loro, e la terapia è per loro.

Comincio così per mettere subito le cose in chiaro: non mi scuso di niente, non intendo lamentarmi di niente. Non cambierei il mio posto con nessun altro, perché essere Virginie Despentes mi sembra una faccenda più interessante da portare avanti di qualsiasi altra.

BuGiArNiNa ha a che fare con KinG KonG GirL, Virginie Despentes. Sono così arrabbiata per non averla letta prima. Pungente. Così francamente aggressiva e graffiante. Violenta e così caustica. Forse a qualcuna sembrerà solo provocatoria, però.   E invece la KinG KonG della Despentes è una anarco-femminista, che non si è avvicinata al femminismo prima dei 20 anni perché non era abbastanza punk-rock!

Ma credo che molte femministe, in realtà, alla lettura di questo libro potrebbero essere pronte a bacchettare la nostra GirL. Ma se la Despentes preferisce KinG KonG a Kate Moss è perché KinG KonG è la metafora che precede la distinzione dei generi quale è stata imposta politicamente intorno alla fine del XIX sec. Né maschio, né femmina. Rappresenta la possibilità di una sessualità polimorfa e superpotente.

Sessualità polimorfa e superpotente. Anche io voglio essere una KinG KonG GirL.

CATEGORIA LIBRESCA: principio attivo di punk-rock applicato ad una rivoluzione: obiettivo il caos dell’era prima dei generi.

INDICAZIONE TERAPEUTICA: chi è stufa di indossare abiti scomodi, scarpe che intralciano il cammino, si fa spaccare il naso o gonfiare il seno, quante prove ancora di sottomissione ai diktat estetici dovremo affrontare per rendere il nostro corpo più femminile? Chi è arrabbiata con una società che ha educato le donne a non ferire quell’ uomo che le allarga le cosce di prepotenza, non ha educato le donne a difendersi perché la violenza non è il suo territorio e l’integrità fisica del corpo di un uomo è più importante di quella di una donna. Chi crede che la sessualità femminile non debba essere un atto di volontariato, chi crede che esercitare (in ambito legale adeguato) la prostituzione sia un mezzo, nella guerra economica fredda e impietosa di oggi, per arricchirsi e trarre profitto dalla sua stessa stigmatizzazione. Chi pensa che l’unica differenza tra le attrici nel porno e le attrici delle immagini mandate in TV siano solo le aberranti condizioni di lavoro in cui versano le prime. Chi desidera una rivoluzione, chi con coraggio e insubordinazione dice NO e non si tira indietro.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE:  BuGiArNiNa non prende responsabilità su quel che potrà accadere alla lettura della prima pagina. Consiglia il primo getto totale della scrittura Despentes nell’assunzione di una sola somministrazione. Il secondo getto a distanza di una settimana. E così via. Non interrompete la cura per circa quattro settimane. All’ultimo getto BuGiArNiNa consiglia una permanenza in un luogo isolato sui monti. Cercate la vostra KinG KonG GirL, placatela. Tornate in città e cercate le altre KinG KonG GirlS, sono vicine a voi ovunque, vi riconoscerete.  Fino a qua è quello che anche BuGiArNiNa ha potuto clinicamente testare su di sé. Gli studi sino ad ora condotti mi inducono a dire che a quel punto incomincia l’organizzazione, l’autorganizzazione. Le KinG KonG GirlS sono pronte. Sono punk, sono rock. Guardo dalla finestra è la Rivoluzione femminista PunK RocK!

CONSIGLIO UTILE: banale e forse prevedibile, BuGiArNiNa consiglia la somministrazione di questo rigurgito aggressivo con un sottofondo di Live Through This, Hole. Loro fanno sempre bene.

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Catherine Opie, e una transfemminista e queer.

A BuGiArNiNa piace guardare una foto e non capire chi è il soggetto ritratto.

Io guardo e non capisco. Maschio femmina, giovane vecchi@, bambin@ anzian@, prima maschio e poi femmina o prima femmina e poi maschio, bell@ brutt@.

E’ bellissimo guardare e non capire, pensate quante persone lo fanno, anche se la maggior parte di queste lo fanno in modo del tutto inconsapevole e infatti pensano di capire, e su quel che pensano di capire poi giudicano.

A BuGiArNiNa piace guardare e non capire in modo consapevole. Quando questa voglia diventa inarrestabile e trascinante BuGiArNiNa incontra lei.  Catherine Opie.

Fotografa, artista con il germe della confusione da iniettare nelle menti più legate e incurvabili, Catherine Opie riesce a disinfestare con un solo scatto la volgarità delle costruzioni culturali dell’uomo e della donna.

Being and Having è il progetto della Opie assolutamente più funzionale alla nostra terapia della riabilitazione al pensiero  elastico.

Si tratta di una serie di ritratti di categorie o comunità di persone. Detta così appare veramente grossolano, ma quale altro modo migliore è possibile usare per decostruire stereotipi giudicanti se non utilizzare proprio quelle parole giudicanti. Comunità gay, comunità lesbiche, trans, comunità di surfisti, pescatori  o giocatori di football. La critica agli stereotipi avviene attraverso un unico protagonista della fotografia che racconta la storia della propria comunità o famiglia. Gente per lo più considerata l’elemento alterato della normalità che diventa protagonista autentica di una realtà corporea modificata geneticamente sotto le false spoglie della cultura e della natura.

Come molti di voi oramai avranno capito a BuGiArNiNa piace tutto quello che decostruisce i generi stereotipati,e, sicuramente, Catherine Opie  decostruisce i generi e non solo quelli. Lei restituisce genuinità e spontaneità ai suoi soggetti offrendo a chi guarda la possibilità di conoscere altre esistenze diverse dalla propria altrimenti oscurate.

Guardando i lavori della Opie BuGiArNiNa pensa, però, che  guardare e confrontarsi con corpi alterati  e rimanere in uno stato di confusione alterato può essere facile. Per alcuni, non per molti. Più difficile è lasciare poi che sia il pensiero a seguire la confusione alterata del senso visivo per darle  validità ed esistenza  efficace nella propria condotta quotidiana e nella gestione delle relazioni sociali, vera espressione finale di un pensiero elastico ragionato e riflettuto. In questo sistema alquanto complicato ancora più complesso è sperimentare la confusione alterata del senso visivo trasformata in un pensiero elastico e ragionato su di sé. Il personale sarà sempre più politico?

A questo punto, osando, sicuramente sbagliando e guardando i lavori della Opie, a BuGiArNiNa si manifesta l’immagine di Alessandro Zijno durante diverse manifestazioni de-generi.  Zijno si definiva una trans femminista e queer e parlava di sé al femminile. A questo punto capirete  facilmente che a MaDeInWoMaN  piaceva molto lei. Non solo perché partiva da sé per decostruire il pensiero rigido dei binari e dei dualismi, maschio femmina, ma perché attraverso Smaschieramenti di Atlantide, di cui faceva parte, molto a tutt@ noi ha dato per incontrare un pensiero elastico e ragionato, incidendo così anche con la sua sola esistenza trans femminista sul pensiero collettivo e individuale.

Peccato però che la Opie ancora non possa fotografare le menti alterate della normalità, che cosa potrebbe provocare alla vista e al pensiero quella di una femminista e queer come Zijno?!

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L’Arte della Gioia, Goliarda Sapienza

BuGiArNiNa non sa proprio come iniziare a raccontare di Lei. Geniale e spaventosa, arrogante e rivoluzionaria, spudorata e potente: Goliarda Sapienza.

L’Arte delle Gioia è il romanzo di Goliarda che ha completamente sottomesso BuGiArNiNa alle parole sulla storia di una donna siciliana, Modesta, e del suo universo assordante alla falsa morale dei costumi italiani.

Il fatto è che voi la leggete questa storia, e mi anticipate, mentre io la vivo, la vivo ancora.

Già dalla prefazione si può intuire il coraggio di Goliarda, un nome di per sé così  ingordo, che per questa storia si ridusse in povertà e andò persino in galera (Angelo Pellegrino). Iniziò a scriverlo nel 1967, lo finì nel 1976 e  venne pubblicato solo nel 1998 perché non si trovava un editore capace nel coraggio di darlo alle stampe.

L’Arte delle Gioia ripercorre la storia d’Italia a partire dal 1° gennaio del 1900, anno di nascita di Modesta, e attraversa due guerre mondiali, il fascismo e la ricostruzione di una repubblica già morta.   Modesta è un personaggio in crescita, sempre, in movimento, una  intelligenza capace di essere ingannatrice e perversa per raggiungere quel che è più giusto fare, ma abile a leggere la storia e la filosofia dei suoi tempi per non esserne succube e manipolata.  Ma attenta, perché l’intelligenza può far cadere nelle trame nere del peccato. Ma in questa storia il peccato non esiste, tutto è permesso se dettato dalla propria volontà e dal proprio desiderio.

Intorno a Modesta c’è una famiglia, non del proprio convenzionale, che aiuta il romanzo a  mettere sempre più in mostra la fiera fermezza del suo personaggio. Una famiglia non del tutto sanguigna, nel rispetto del suo anticonformismo, che lei ha costruito, guida e governa sfidando pregiudizi e perbenismi e difendendo sempre la propria indipendenza ed autonomia.

Il secolo breve è raccontato da loro, figli, amanti e parenti, mentre la critica feroce al Novecento è Modesta. E’ lei a raccoglierne il senso, a distribuirlo parola dopo parola, regalandone la comprensione ad ogni lettore e lettrice capace di godere delle verità e degli inganni del passato.

E state attenti perché di questo passo quando le donne si accorgeranno di come voi uomini di sinistra sorridete con sufficienza paternalistica ai loro discorsi […] quando si accorgeranno, la loro vendetta sarà tremenda.

Verità e inganni assorbiti da una donna, Modesta, che attraverso la sua irriverenza bramata riesce con la sua sola esistenza a sovrastare pregiudizi, fascismi, mafie e vari patriarcati, neri e rossi, laici e clericali,   mantenendo l’autodeterminazione del suo pensiero.

Ma, come diceva Jacopo, dalle chiese è meglio scappare dopo averne ammirati i capolavori.

Non c’è etica e non c’è morale in questo romanzo, ma solo la ricerca della gioia … con ogni mezzo.

Se la ricerca della gioia senza morale è uno degli obiettivi del vostro nuovo anno che è iniziato, BuGiArNiNa prescrive la terapia:

CATEGORIA LIBRESCA: principio attivo di complessità magnetica cerebrale.

INDICAZIONE TERAPEUTICA:  incapacità a leggere e capire la propria volontà per  inserirla e applicarla al contesto storico più vicino. Eccessiva morale dei  tempi italiani che induce i vostri animi, anche i più ribelli,  a reprimere i propri desideri.  Perdita di orientamento storico e perdita di fiducia in molti intellettuali e falsi intellettualismi contemporanei. Momentanea perdita di interpretazione femminile alle dinamiche storiche moderne.  Fatelo sognare con parole nuove, fategli credere che sarà padrone, e schiavo ti diventa senza saperlo. In ultimo, il libro è assolutamente consigliato a tutte quelle persone con seri problemi di morale e che per tale motivo non sanno assaporare la soddisfazione del proprio desiderio, momentaneo o permanente che sia.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE:  la presente BuGiArDiNa ha il dovere di avvertire i lettori e le lettrici della difficile gestione della lettura temporale di questo romanzo. BuGiArNiNa potrebbe darvi consiglio sulla dose, modo e tempo di somministrazione, ma sa, perché clinicamente testato, che il vostro desiderio di portare a termine questa storia vi farà passare vere notti insonni e pomeriggi ingordi di gioia.

CONSIGLIO UTILE: banale e forse prevedibile, BuGiArNiNa consiglia la somministrazione di questo romanzo con l’ascolto di Carmen Consoli o Ginevra di Marco. La presente BuGiArDiNa deve però segnalare che probabilmente non ci sarà bisogno di musica per questo romanzo, perché Goliarda usa l’italiano come un gioco sonoro meravigliosamente sinfonico.

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La donna che visse per un sogno, M.R. Cutrufelli.

Aspettando una rivoluzione silenziosa importata qua in Italia dall’Islanda, BuGiArNiNa si è consolata  leggendo  La donna che visse per un sogno, di Maria Rosa Cutrufelli. Che cosa hanno in comune la rivoluzione silenziosa e la pazza che scriveva: anche le donne nascono libere, alias Olympe de Gouges, la protagonista del romanzo in questione?

Il dirompente e dilagante coraggio a ribellarsi alle ingiustizie imposte da uomini assetati di potere, moscerini senz’anima e senza genio politico (Olympe de Gouges).

Vi assicuro che l’incontro è stato del tutto casuale, e infatti questa associazione è del tutto avventata, del tipo come trascorrere il proprio tempo durante un’estate senza denaro: leggere, leggere, leggere e fantasticare.

Leggere questo innamorante romanzo pensando all’Islanda è una combinazione al quanto audace e perturbante per le nostre viscere già arrabbiate con una casta italiana intoccabile. BuGiArNiNa promette che parlerà della rivoluzione silenziosa islandese prossimamente, ma ora Olympe de Gouges.

Il 3 novembre 2011 saranno duecento diciotto gli anni che ci separano dall’esecuzione di Olympe de Gouges, ma BuGiArNiNa non voleva aspettare quella infelice data per parlare di lei.

Lei, in molti (spero) ora mai la conosceranno. BuGiArNiNa vuole dare una breve descrizione della drammaturga francese ricordandovi solo alcuni titoli delle sue opere: l’Esclavage des Noirs ou l’heureux naufrage, una commedia contro la schiavitù, La France sauvée, ou le tyran détrôné, La Nécessité du divorce, Déclaration des droits de la femme et de la citoyenn. Forse è questo ultimo scritto ad averla resa degna di nota nei vostri ricordi universitari (a scuola raramente viene citata durante la lezione sulla Rivoluzione Francese).

Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso [le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione] di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna: questa è la La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, 1791, un monito per ricordare ai signori del potere rivoluzionario che la famosa Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 1789, non contemplava però nella sua affermazione di diritti fondamentali di uguaglianza di tutti gli esseri umani la donna.

Quella stessa donna, però, è parte integrante proprio nella sua differenza sia nella cittadinanza attiva sia nell’agire politico: Sono una donna, non c’è dubbio, ma ho servito la patria come se fossi un uomo. Anzi, come se fossi un grande uomo. E’ questo che dichiarerà la de Gouges durante il suo processo prima di essere condannata a morte per avere dimenticato le virtù che convengono al suo sesso [rapporto sulla morte di Olympe de Gouges, La Feuille Du Salut Public].

Una drammaturga francese che con il coraggio delle parole avanzava riforme sociali, uguaglianza di diritti, abolizione della schiavitù, protezione e assistenza per i più deboli, la necessità del divorzio e, cosa più pericolosa di tutte, pretendeva di indicare il cammino giusto agli uomini di governo.

Se ancora molte di voi vedono retaggi rivoluzionari al femminile inconclusi  nel proprio presente, questa è la terapia:

COMPOSIZIONE: Il romanzo è la straordinaria ricostruzione storica, e non solo, della coraggiosa vita di Olympe de Gouges attraverso le parole e i pensieri di un coro femminile composto di donne che in qualche modo hanno sfiorato o sono state sfiorate dalle idee della drammaturga francese.  A partire dagli ultimi mesi di detenzione dell’autrice francese, M.R. Cutrufelli  ha raccontato la sua vita con una particolarità di dettagli incredibilmente precisi su tutto il periodo storico, attraverso l’ accurata attenzione per i documenti storici, biografie e autobiografie dei personaggi di una Parigi rivoluzionata ed ora Terrorrizzata:  giacobini, girondini, Roberspierre, federalisti e anarchisti, ma più di tutto la ghigliottina che incombe.

INDICAZIONE TERAPEUTICA:  malessere  politico, perdita di spirito attivo ed eccessiva modestia del proprio pensiero.  La modestia, questa cavezza imposta ai sogni delle donne.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE: leggete, leggete, leggete e fantasticate. Annotate e analizzate le vostre fantasticherie e realizzatele esprimendole, esprimendole, esprimendole. Come dice Olympe de Gouges le parole sopravvivono al sangue che sporca anche le rivoluzioni, e come dice la Cutrufelli non è il sangue, sono le parole a spezzare la catena del destino e a introdurre la speranza nella Storia, e come aggiunge BuGiArNiNa a volte le rivoluzioni sono silenziose e gentili , e non lasciamole solo all’ Islanda.

CONSIGLIO UTILE: Accompagnare la somministrazione di questo coraggio impudente con l’ultimo album delle  Cansei de ser Sexy, La Liberacion.

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Is Suicide Genetic? Sarah Lucas.

BuGiArNiNa leggendo dell’ultima triste vicenda di lesbiche e di trans accaduta a Bologna, ha avuto l’irrefrenabile voglia di scaldare la sua collera ricorrendo all’arte antibiotica.

La vicenda in questione è la triste storia di sei tristi lesbiche che picchiano brutalmente in una triste sera d’estate in un triste locale bolognese una trans, per una triste gelosia, e non contente tristemente le lanciano appellativi quali “travone di merda”. Questa è la triste storia, ora lasciamola per un momento tristemente da parte.

BuGiArNiNa, infatti, in questa domenica afosa di agosto vuole scaldare anche la vostra collera consigliandovi un’artista antibiotica al quanto provocatoria quale Sarah Lucas. I più conosceranno già la sua arte sfrontata, polemica, come dicono i critici, ma io aggiungerei, sicuramente in modo inopportuno,  grottesca.

Classe ’62  Sarah Lucas arriva dalla Young British Art di vero spirito Brit Pop londinese. Dagli anni novanta in poi è stata un’escalation di ingegno artistico: una sfida sfrontata  ad una società bigotta e sessista a colpi di fotografia e sculture.

Polemica e sfrontata è la sua vena artistica perché riesce a collocare nella giusta critica visiva convenzioni sessuali, stereotipi sessisti e pregiudizi di genere. L’umile aggiunta del grottesco ai lavori della Lucas nasce dalla sensazione visiva collegata ad una sensazione celebrale di sincero disgusto per questa realtà ancora in guerra con le donne. La maggior parte delle opere della Lucas sono la metamorfosi di anni di repressione e assoggettamento delle donne a un ruolo di pin up o di bitch imposto da una cultura organizzata secondo un ordine gerarchizzato al maschile.

Two fried Eggs and a Kebab, Bitch, Au Natural, Woman in Tub, God s Dad, I Just Love Blokes, Nude o Chicken Knickers o ancora Self Portrait with Fried Eggs sono solo alcune delle opere più critiche dirette agli stereotipi sessuali e sessisti. Grottesco è vedere come queste opere sembrano la concretizzazione di anni di femminismo. L’arte ha realizzato il femminismo, la politica no.

Ancora più grottesco è vedere come anni di femminismo, di politica di genere e politiche della differenza, lotte contro omofobia e transfobia non abbiano decostruito stereotipi sessuali persino in quelle persone che degli stereotipi sono vittime.

E qui ritorno alla triste vicenda. Ciò che è accaduto e che probabilmente, in forma meno aggressiva avviene quotidianamente a molt* di noi, è la vittoria di quella cultura organizzata secondo un ordine gerarchizzato al maschile, omofoba e razzista delle differenze.

Care mie tristi lesbiche, avete letto bene, gerarchizzato al maschile, ma voi non contate in questa gerarchia, e non perché non siete uomini o siete donne, ma perché siete lesbiche … gay, trans… Nonostante questa triste violenza contro una trans, non acquisterete la patente per esistere in questa nostra società etero dominante. Avete sbagliato nemico.

Cosa c’entra Sarah Lucas con queste tristi lesbiche? Anche queste tristi lesbiche animano quel mio sincero disgusto  per questa realtà, ancora in guerra con le donne,e non solo, che Lucas uccide nell’opera.

BuGiArNiNa, a questo punto, deve fare una precisazione prima di attirare a sé l’ira funesta di chi pensa che faccio di tutta un’erba un fascio. BuGiArNiNa è vaccinata dal qualunquismo in genere. Per fortuna la tristezza di queste sei lesbiche non è una questione di genere, ma riguarda tutte quelle persone sopraffatte da una propensione primitiva alla violenza sessista agita da una forte passione per l’ignoranza.  Molt* ne sono colpit*.  A voi la terapia:

Indicazione terapeutica:

–          Asfissia a questa triste e dilagante nevrosi fobica per le differenze di genere.

–          Sintomi da nevrosi fobica per le differenze di genere.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE: quando la situazione è grave e la confusione regna imponente sulle nostri menti atrofizzate dalla miseria e dalla violenza sessista contro i generi, assumere le opere di Sarah Lucas in modo bulimico con la vista e con il tatto. Accompagnare la somministrazione sempre con il pensiero, possibilmente recettivo agli stimoli dati e alla riflessione avverabile.

Consiglio utile:  una rivoluzione di genere che perturbi l’ordine gerarchico dato dei sessi richiede tempo, ma soprattutto tanta capacità di elaborare ogni singolo gesto, ogni singola parola sessista e machista che abbiamo appreso e interiorizzato da questa nostra cultura. Tutt* ne siamo vittime, l’importante è non esserne complici: l’arte antibiotica, la letteratura vaccinica e un’attenta e capillare attenzione all’altr* diverso da noi ci aiuterà a superare tale impoverimento di ragione.

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CocoRosie, ostinatamente neurotoniche.

Per le vostri menti e i vostri corpi atrofizzati, spenti o indeboliti, BuGiArNiNa consiglia una terapia neurotonica: CocoRosie, possibilmente da assumere in concerto. Queste esecutrice della massima espressione di genio tellurico musicale agiranno sul vostro sistema cerebrale ostinatamente.

Il vostro sistema nervoso, centrale e periferico, subirà una eccitante scossa acustica provocata da ogni singola nota prodotta e da ogni esecuzione agita, che sia essa violenta o dolce. Non riconoscerete più il genere musicale prodotto da queste pirate del sound: elettronica, hip hop, lirica, folk e break-beat si mischieranno in un connubio eclatante, detonante e scandaloso.

Che le CocoRosie avessero della genialità nelle loro menti  musicali, BuGiArNiNa lo sapeva. Sin dal primo ascolto di La Maison de Mon Reve, nel lontano 2004, si era capito che queste pioniere dell’ armonia asimmetrica  avevano molto da donare.

Che le CocoRosie avessero della genialità nelle loro menti  musicali, bah, questo BuGiArNiNa lo ha assimilato completamente solo ascoltando il loro secondo album, Noah’s Ark, nel non troppo lontano 2005. La versione di Beautiful Boyz con Anthony è qualcosa che nessuno può permettersi di non ascoltare.

Che le CocoRosie fossero due genie del male, BuGiArNiNa lo ha percepito alla somministrazione del loro terzo album, The Adventures Of Ghosthorse And Stillborn, nel non troppo vicino 2007. In questo album nulla  è nuovo, nessuna nota è già sentita o conosciuta o ripetuta. Come una bambina davanti al nuovo giocattolo si perde esperienza di realtà e noia!

Che le CocoRosie fossero due genie del male, bah,  BuGiArNiNa lo ha assimilato fino in fondo solo alla somministrazione del loro quarto album Grey Oceans dell’ormai vicino 2010. In questo album quando  arriverete all’ascolto di Lemonade, la vostra dipendenza all’arte delle CocoRosie sarà ormai ufficiale e troppo tardi sarà un ritorno alla normalità.

Venerdì 22 luglio a Ferrara il corpo di BuGiArNiNa, e quello di molti altri fortunati, vibrava per il suono, per la musica, per l’dis-armonia sonora intorno a lei. BuGiArNiNa vibrava ancora di più al pensiero che quel turbamento fisico e sensoriale era prodotto da Bianca e Sierra Casady, accompagnate da Gael Rakotondrabe, fortunatamente un altro dissennato musicista del piano, e la beat boxer più cosmica che abbia mai sentito.

Il concerto è stato il tripudio dell’arte musicale … e di visual. La chimerica esibizione era accompagnata da video … strani video di bambole e immagini reali o irreali, la dimensione concreta è difficile individuarla. Purtroppo il valore visivo perdeva davanti a tale spettacolo uditivo. Spettacolo uditivo che, i molti pazienti curiosi potranno sperimentare, andava  prima ad intaccare  il più interno dell’ organismo, poi le articolazioni, i tendini e i muscoli, mentre il sistema nervoso cercava di ricevere, riconoscere e trasmettere tutti gli stimoli provenienti dall’esterno e ricollocarli in ordine, ma chi l’ha vinta in queste situazioni è sempre il cuore, che iniziava a pompare sangue a ritmo CocoRosie.

Ballerete con la vista, danzerete con l’olfatto, canterete con il gusto, vi agiterete con il tatto e vi turberete con l’udito. Ogni vostro senso sarà coinvolto e concentrato lì, in the magical boyish mood of CooRosie.

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Nel Paese delle Donne, Gioconda Belli

CATEGORIA LIBRESCA
Principio attivo di ribellione indomabile selettiva femminista.

COMPOSIZIONE
El Pais de Las Mujeres è la geniale storia di cinque donne che consegnano a Faguas (America Latina), paese rovinato dalla corruzione, dal degrado morale e dal mal governo secolare degli uomini, la sua rinascita. Il Partito della Sinistra Erotica, formato e guidato solo da donne, ma votato anche dagli uomini, prende il potere del piccolo paese immaginario e lo trasforma in una nuova grande società civile che estirperà corruzione, povertà, violenza dilagante e il sistema di sfruttamento più antico, quello delle donne. Invece di cercare di dimostrare che siamo tanto ‘uomini’ come qualunque maschio e pertanto capaci di governare, dovremmo enfatizzare le caratteristiche femminili, quelle che normalmente le donne che aspirano al potere nascondono come fossero difetti: sensibilità, emotività. Abbandonate quelle ideologie usate e usufruite dagli uomini per governare male, il partito delle erotiche, simbolicamente rappresentato da un piede femminile con le unghie dipinte di rosso, sarà guidato dall’ideologia del felicismo, cioè il tentativo di rendere tutti felici e di vivere tutti degnamente, avendo illimitata libertà per sviluppare il nostro potenziale umano e nostra creatività; senza che lo stato possa condizionare il nostro diritto di pensare, esprimere e criticare ciò che riteniamo opportuno. Inutile dire che il nuovo governo rivoluzionerà tutto quel mondo del lavoro e non che non è pronto ad accoglierci, perché è stato pensato per gli uomini che hanno una moglie a casa. E lo rivoluzionerà fino al punto che il governo sarà costretto temporaneamente, a causa della sedimentata inclinazione maschile al comando sulle donne, a escludere gli uomini dalla sua amministrazione, poiché è necessario che una nuova etica femminile fondata sull’attenzione e sulla solidarietà possa prosperare in un paese tradizionalmente dominato dal maschilismo. Ogni pagina del libro racconta di un sogno o di un’utopia, ma sicuramente di un tentativo che, credo, possa valere la pena di sperimentare.
BuGiArNiNa si è prolungata molto sulla ‘composizione’ e per questo se ne scusa, ma è difficile non farlo quando, dopo anni di volantini e manifestazioni di politica con le donne, poco vedi cambiato nella gerarchizzazione dei sessi; ma poi leggi parole che sono anche tue da sempre, scritte però da Gioconda Belli: BuGiArNiNa si sente meno sola e meno matta. BuGiArNiNa inizia a pensare “donne riprendiamoci da dove ci siamo lasciate distrarre … la ginocrazia è ancora possibile”.

INDICAZIONE TERAPEUTICA
La somministrazione di questo principio richiede una distinzione tra donne e uomini.
Per le pazienti donne: manifestazioni di stress per la vita politica odierna, cali di ottimismo sulla propria militanza femminista. Continui pensieri scettici e scoraggianti assillano la vostra mente femminile e inducono la vostra ragione in continui stati confusionali di agitazione antimachismo. Costante percezione di un sistema politico, sociale e culturale sessista, razzista e corrotto. Desiderio anomalo, sfrenato e dissoluto di sovvertire, cambiare e rivoluzionare una realtà che sfida costantemente l’immaginazione. La notizia […] era frequente come quella di un furto o una truffa ai danni dello stato perpetrata da pubblici funzionari che invece di essere licenziati venivano trasferiti in un altro ufficio.
Per i pazienti uomini: ragione avvezza ad ogni forma di sessismo, più o meno nascosto. Consigliato anche per quegli uomini che pensano di esserne immuni. Ricordo che il sessismo, anche più lieve, è duro a morire. Se ne consiglia la somministrazione sin dalla più tenera età.

PRECAUZIONI PER L’USO
Nel Paese delle Donne deve essere somministrato ogni qual volta la/il paziente rimane sprovvisto di adrenalina reagente alle più dolorose notizie riguardanti il gentil sesso. Per le pazienti donne: accompagnare la somministrazione con frequenti incursione nei movimenti femministi con vivace curiosità a scoprire che la solidarietà femminile si può imparare, gli stereotipi di genere si possono decostruire e il sessismo demolire. Per i pazienti uomini: accompagnare la somministrazione con molta attenzione e con ripetute sperimentazioni nella propria leggera vita quotidiana delle linee guida del nuovo governo di Faguas. Mettete da parte vergogna e machismo e potrete iniziare a non considerare più le attività domestiche come dannose per la vostra reputazione o minaccia alla vostra virilità.

ISTRUZIONI NECESSARIE E CONSUETE PER UNA CORRETTA UTILIZZAZIONE
Per le pazienti donne: dopo una prima somministrazione distratta, annotare, nella fase della seconda somministrazione, tutte quelle frasi che la nostra mente percepisce come incredibili e inverosimile. Durante la terza somministrazione prendere in esame solo quelle frasi scelte. Somministratele nei momenti di maggiore degrado politico che il vostro paese pensate abbia raggiunto. Ora annotate le vostre nuove considerazioni e siate sempre pronte a cercare nuovi lidi matriarcali da realizzare.
Per i pazienti uomini: ribadisco la necessità di una cauta somministrazione, di una lenta riflessione dopo la somministrazione di ogni capitolo annotando da parte considerazioni che iniziano con “ma se fosse così, io …”. Rileggete le vostre parole e pensate al vostro genere nella storia e nei fatti. La meditazione porterà buoni consigli.

DOSE, MODO E TEMPO DI SOMMINISTRAZIONE
Fagocitare l’intera novella velocemente più volte al mese.

SOVRADOSAGGIO
L’assunzione eccessiva e smodata di El Pais de Las Mujeres produrrà una irresistibile iperattività politica per destabilizzare qualsiasi ordine prestabilito dalla società civile maschile. Per le pazienti donne: dare ordine alla propria iperattività di ribellione per escogitare strategie femminili e femministe davvero utili. Per i pazienti uomini: non sono stati ancora riscontrati casi di ingestione sproporzionata. Al contrario pare che in molti facciano fatica ad andare oltre p.145 (Editoriale del New York Times, Una nuova sfida per il governo femminista di Faguas), perché la maggior parte degli uomini si intrattiene a ragionare sul proprio sé maschile, e, questo è risaputo, agli uomini, poco abituati per attitudine a riflettere sul proprio genere, richiede molto tempo.

EFFETTI INDESIDERATI
Non sono stati riscontrati effetti indesiderati per le pazienti donne. Al contrario solo effetti graditi e attesi da secoli. Esempio: liberarsi di un giudice ormai interiorizzato, ovvero un ometto insignificante con il dito sempre puntato e la faccia da padre, prete, zio o fratello, che si erge come una statua solenne e austera nel bel mezzo degli ombrosi parchi del pensiero femminile, a ricordare alla donne che sono figlie di Eva, cioè peccatrici o figlie di buona donna, cioè puttane, o figlie della Barbie, cioè idiote, o figlie della Vergine Maria, cioè brave bambine […].
Per i pazienti uomini: E’ sempre la stessa storia […], quando gli uomini non capiscono cosa facciamo ci accusano di essere streghe o puttane. Questo sarà un effetto indesiderato nei soggetti con maggiore resistenza all’autoironia e al cambiamento, anche solo immaginario.

CONSIGLIO UTILE
Accompagnare la sovversione dell’ordine sociale di genere con un qualsiasi disco di Miriam Makeba.

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Favole dal Dardagna

C’era una volta una piccola principessa. Non era bella, non era brutta. Era affascinante quando parlava. Le parole dalle sue labbra cantavano poesie.

I suoi capelli non erano biondi, ma rossi. Capelli rossi, come le streghe, ondeggiavano sulle sue minute spalle. I capelli rossi come le streghe non erano ricci, ma lisci e lunghi.

Lei non vestiva come una principessa, non aveva abiti rosa con                   merletti,    pizzi e macramè, Lei indossava tutto quello che voleva, quando lo voleva.

Il suo gioco preferito era camminare per i boschi, più i boschi erano insidiosi, più Lei era felice di addentrarsi, di mettersi alla prova. A volte sbagliava, a volte trionfava. Mangiava moltissime mele, ma non mele qualsiasi, solo mele rosse. Diceva che il colore rosso le piaceva, ma non per via dei suoi capelli rossi come molti maligni in paese andavano dicendo.

A Lei piacevano le mele rosse perché il rosso le ricordava il sangue, le mestruazioni, il fuoco, il sole irato, la passione, l’amore, la rosa, le gote rosse dopo l’amore, l’ira, la felicità e la menzogna (Tutto ciò per cui andare orgogliose, diceva). E già la menzogna. Le piaceva mentire, ma lei non le chiamava menzogne, le chiamava storie.

Lei era una principessa a cui piaceva inventare storie mentre passeggiava nei boschi tutta sola, perché diventava felice quando raccontava. Era una solitudine rossa, così lei diceva a quei maligni che l’accusavano di non condividere il gioiello prezioso della sua straordinaria arte e felicità. Quei maligni non avevano la rappresentazione di storie, ma le chiamavano menzogne, perché Lei descriveva oggetti e persone che non avevano mai visto. I maligni erano gelosi.

I maligni invidiavano la principessa perché anche loro volevano ascoltare le storie menzogne ed essere felici. Lei era gelosa delle sue menzogne storie. Era una principessa e non era perfetta. Questo le piaceva. Pochi avevano la fortuna di ascoltare le sue storie menzogne. Non sceglieva Lei quei pochi favoriti dalla sete del sapere, ma quei pochi favoriti dalla sete del sapere sceglievano Lei ostinatamente.

Questo non le creava certo rari problemi. Certo, si sa che quando in pochi sono a conoscere preziose cose invidiabili, i molti ne hanno paura.

E infatti i molti maligni avevano paura di Lei, mentre i pochi fortunati l’adoravano. Lei temeva i pochi fortunati e sfidava i molti maligni. I pochi fortunati erano felici come Lei, perché venivano a conoscenza delle menzogne storie, ma Lei che era una principessa gelosa e non perfetta, temeva di perdere tutta la felicità che abitava i boschi, se avesse dovuta condividerla anche con i pochi fortunati.

I molti maligni non erano favoriti dalla sete del sapere e non erano ostinati. I molti maligni erano curiosi sfavoriti dalla sazietà della leggerezza. I molti maligni erano attratti dalla felicità  regalata dalle storie menzogne della principessa, ma avevano paura di ciò che le menzogne storie andavano dicendo perché non ne conoscevano il contenuto.

Un giorno come tanti Lei se ne andava gongolante per sentieri oscuri, certa del  suo trionfo, guardava le nuvole di foglie sopra la sua testa, quando capitava all’altezza della sua pancia un oggetto senza nome e Lei si fermava. Lentamente incredula guardava da basso e l’oggetto senza nome prendeva nome: un’altra principessa sdraiata dormiva senza fiato. Lei la guardava e, come una stella nel cielo che muore, aveva iniziato a raccontare una delle sue menzogne storie. I pochi fortunati capitati lì ad ascoltarla non credevano ai propri occhi. La principessa dormiente iniziava ad aprire gli occhi e a muovere le labbra come se parlasse.

I pochi fortunati non vedevano più e iniziavano a sentire un coro di armoniose parole che intonavano la storia menzogna per eccellenza : quella chimica inspiegabile che attrae due persone. I pochi fortunati, che fino ad allora pensavano che questa teoria fosse solo proprietà di una matta principessa raccontamenzognastorie, iniziavano a credere alla realtà dei fatti: la chimica attraente esisteva e aveva riportato alla vita la principessa dormiente senza fiato. Mentre i pochi fortunati rimanevano sbalorditi e pentiti (per non averle mai creduto) di fronte a questa immagine, la principessa dormiente e Lei si incamminavano cantando, raccontandosi, ballando e mangiando tante mele rosse lungo i sentieri dei boschi oscuri  privi di ragione e provvisti di passione.

Qualche scoiattolo incredulo e spaventato oggi racconta  che quelle due mai più si sono viste, ma ancora in qualche bosco del mondo echeggiano dall’acqua dolci sussurri: solo le orecchie più attente di quei pochi fortunati ostinati favoriti dalla sete del sapere e allergici alla sazietà del sapere riescono a captare le storie menzogne raccontate dalla voce di Lei e la melodia della principessa dormiente.

I molti maligni, come non prevederlo, non hanno creduto a nessuna della parola dei pochi fortunati che avevano  assistito all’accaduto. E ancora oggi molti maligni, invidiosi e astiosi per la novità della chimica concretizzata, ma alla quale loro non hanno assistito, mettono al bando tutto ciò che riguarda capelli rossi, il sangue, le mestruazioni, il fuoco, il sole irato, la passione, l’amore, la rosa, le gote rosse dopo l’amore, l’ira, la felicità e la menzogna, che è diventata storia.

I molti maligni, sfavoriti dalla sazietà della leggerezza, sono ancora attratti dalla felicità goduta da Lei per via di quella chimica travolgente che l’ha legata, non si sa se per sempre, alla principessa dormiente, ma quei molti hanno ancora paura di quella felicità chimica travolgente, perché non ne hanno visto il contenuto.

Certo, si sa che quando in pochi sono a vedere preziose cose invidiabili, i molti ne hanno paura.

Anonima bolognese, 1102 a.C, dalle Cascate del Dardagna.

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