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Test di verginità, Dania.

Il problema è lo spazio. Forse è il troppo poco dell’infinito cosmico, o forse è semplicemente il troppo per gente che non sa condividere. Forse siamo in tant* o semplicemente esistono tant* incapaci di rispetto.

Spesso, in molti luoghi della Terra contaminati dalla specie umana, lo spazio è considerato luogo privilegiato per l’esibizione di maschi, guerrieri in conquista di fama e di potere. Spesso, però, e sempre più spesso, lo spazio è luogo rivendicato e occupato da donne coraggiose, preoccupate di prendersi quel che è loro e per niente turbate di sfidare meccanismi di sopraffazione e di sopruso.

Ogni donna ha il suo spazio, fisico, mentale o immaginario. E’ quello spazio infinito occupato dalle nostre idee, dai nostri pensieri, dalle nostre azioni e dalla nostra resistenza.

BuGiArNiNa nel suo spazio vuole nominare quelle donne che del loro spazio fisico, mentale e immaginario ne fanno terreno di rivendicazione politica di esistenza femminile. Tutte quelle donne che la violenza l’affrontano nelle loro esistenze con la loro essenza.

Quindi, anche se in ritardo, do qui spazio a quelle donne egiziane arrestate negli scontri di piazza Tahrir in Egitto che, una volta in carcere, hanno dovuto subire il test di verginità per “evitare ai militari intervenuti eventuali accuse di aver stuprato le giovani arrestate”, questa la giustificazione del portavoce militare. Una di queste donne ha denunciato il medico esecutore. L’11 marzo 2012 la sentenza del tribunale militare assolve questo medico.

Lo spazio ora di BuGiArDiNa sarà occupato da una poesia di Dania: la risposta poetica a tale infima prosa.

Segue introduzione e traduzione della poesia di Maria G. Di Rienzo.

La seconda settimana di marzo, una giovane donna di nome Dania ha pubblicato sul proprio canale di YouTube un video in cui recita una poesia in arabo. Successivamente ha pubblicato un secondo video in cui la recita anche in inglese. La poesia è sua, ed è il suo gesto di solidarietà con le donne egiziane che sono state sottoposte ai “test di verginità”, l’anno scorso, dai soldati che le arrestavano durante le proteste di piazza. I due video sono “privati” (dovete chiedere il permesso all’autrice per vederli) ma il testo è stato fatto circolare liberamente. Ed è una delle cose più belle che io abbia letto da un po’ di tempo in qua. Maria G. Di Rienzo.

Test di verginità

Non sei riuscito a trovare la paura che cercavi nei miei occhi,

così mi hai aperto le gambe per vedere se la trovavi nella mia vagina.

Cosa hai visto là dentro?

Hai udito le urla di quelli che hai torturato?

Hai udito le anime di quelli che hai ucciso?

Hai visto la mia vagina guardarti dritto negli occhi e dirti di andare a farti fottere?

Hai visto il mio sogno di una vita migliore nel suo primo trimestre?

Hai visto quanto resistente è?

Hai visto il sole di un domani migliore splendere da essa?

Scommetto che non sei riuscito a guardare direttamente la sua luce raggiante!

Cos’hai visto là dentro?

Ti sei accorto che la mia vagina ha arricciato le sue labbra e ti ha sputato in faccia?

Spingendo attraverso i soffici tessuti il rilascio di fuoco.

Hai dato una sbirciatina a quello che ti accadrà in futuro?

Ti sei spaventato?

L’hai vista, la Signora Giustizia, là dentro?

Hai visto come il mio utero ha preso la forma di una bilancia della giustizia,

con la verità da una parte e l’equità dall’altra?

Ma davvero pensavi che mi stavi umiliando?

Violando?

Oh, quanto ti sbagli, mio patetico caro!

Non c’è nulla al mondo che io volessi di più del farti vedere la rabbia che c’è in me,

e non c’è posto migliore per vederla che giù nel profondo dove stavi guardando.

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