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La Ragazza dello Sputnik, Murakami Haruki

Detto in sintesi, Sumire era un’inguaribile romantica, testarda e cinica, completamente inesperta della vita e del mondo.

Detto in sintesi BuGiArNiNa è un’ inspiegabile curatrice, appassionata e illusa, perpetuamente attratta dai titoli dei libri. Ed è così che  BuGiArNiNa si è imbattuta ne La ragazza dello Sputnik di Murakami Haruki. In questo periodo di esplorazioni e di satelliti viola lanciati da Made In Woman, questa rubrica libresca non poteva ignorare chi si ispira a cronache spaziali per raccontare le proprie storie e i propri personaggi.

Il maestro, senza nome, è innamorato di Sumire, Sumire è innamorata di Myῡ. E Myῡ? E’ la ragazza dello Sputnik o del beatnik, (la confusione è di Myῡ), innamorata di Sumire, ma incapace di provare desiderio per lei.  Tutt* satelliti lanciati in un mondo senza grazia e umorismo.

BuGiArNiNa, invece, si innamora di Sumire: con le mani ficcate in tasca, i capelli studiatamente in disordine e un paio di occhiali dalla montatura nera di plastica come quelli di Dizzy Gillespie (anche se non aveva nessun problema di vista) guardava il cielo con un’espressione vacua. E vi innamorerete anche voi di lei, non capirete se per lei o per la scrittura con la quale viene raccontata o per l’inevitabile dipendenza del maestro (voce narrante) da lei. E d’altra parte come è noto, la terra non ruota faticosamente intorno al sole giusto per dispensare sorrisi e gioie all’umanità.

E come fa un maestro anonimo come lui, per altro senza nome, a  non innamorarsi  di una come Sumire? Più che amore o passione è il riconoscimento di una faticosa ineluttabilità della sua essenza per sapere di sè stessi, per riconoscersi e per osservarsi. Chiaro, come se i pianeti si fossero messi in fila premurosi, che lui è lei, lei è lui.

Diversa è Myῡ. Donna grande e matura, ricca e abituata al bello, ma priva di ogni desiderio e immaginario. Lei è semplicemente la ragazza dello Sputnik, come Laika, la cagnetta sacrificata alla ricerca, lanciata nello spazio, nel cosmo nero buio, e mai tornata. Cosa avrà visto Laika dall’oblò della navicella e cosa avrà vissuto  Myῡ, invece, dalla sua cabina della ruota panoramica? Cosa è accaduto ad entrambe?

Qual è la differenza tra simbolo e segno? E’ la domanda sulla quale Sumire si interroga e sulla quale alle tre di notte pretende risposta dal maestro. E in questa storia qual è la differenza tra simbolo e segno? In una trama che sembra un dramma esistenzialista, dove nessuno trova una via d’uscita e nessuno ha possibilità di scelta, qual è la differenza se è Sumire ad uscire di scena? Come avviene e cosa accade quando un pianeta, come Sumire, abbandona i sui satelliti, per caso o per volontà,  che fine farà l’attrazione gravitazionale? Corpi celesti destinati alla loro rotazione sincrona o corpi umani rivolti alla rotazione caotica, come Iperione per Saturno? Simbolo o segno?

Consiglio finale per la somministrazione: dal momento che la musica classica nel romanzo la fa da padrona (è tutto un citare Mozart , Bach o Beethoven), BuGiArNiNa, invece, consiglia The Asteroids Galaxy Tour, la dance per  orecchie più inesplose!

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